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Quando la grammatica diventa drammatica nei rapporti personali

La grammatica è sempre più una sconosciuta. Ormai, a scuola non si studiano più o si studiano molto poco i verbi, l’analisi grammaticale o quella logica col nefasto risultato di avere nuove generazioni che non distinguono una a con l’acca da una a senz’acca.

No, miei cari Lettori, non sto esagerando!Grammatica-drammatica

La colpa non è degli insegnanti di scuola eleentare o media. La colpa è dei programmi scolastici decisi non certo da maestri e professori, ma molto più in alto, da chi è nelle stanze dei bottoni, ma spesso non ha le competenze (nemmeno minime) per star lì. Ma questa è, come al solito, un’altra storia!

Per fortuna, finché saranno ancora in vita quelli che la padroneggiano con una certa disinvoltura, ci sarà sempre qualcun pronto a sottolineare quanto sia drammatica la situazione della grammatica italiana.

Il problema non è legato solamente alla scuola. Ha una più ampia estensione, soprattutto nella nostra società. Viviamo in un’era in cui la comunicazione sta diventando sempre meno parlata e più scritta. Fateci caso: usiamo mail e messaggini non solamente per comunicazioni ufficiali o di servizio, ma spesso anche per conoscerci e trasmettere pensieri ed emozioni. Se prima guardavamo negli occhi una persona e le dicevamo “ti voglio bene”, adesso le inviamo un messaggio con la sterile scritta T.V.B. magari seguita da una faccina itterica che le dà un bacino. E il destinatario risponde con un’altra faccina gialla con gli occhi a cuoricino. Che tristezza infinita e cosmica!!!

Ma forse, a pensarci bene, è il male minore. Fino a quando si comunica per acronimi e faccine non si rischia di commettere errori grammaticali.

Ora: che si commetta qualche errorino ci sta! Un accento mancato, una virgola non messa quando si digita sulla tastiera di un pc o di un cellulare può succedere. Spesso scriviamo di fretta e non rileggiamo prima di inviare il messaggio non accorgendoci dell’errore. Pazienza! Possiamo correggerci tempestivamente inviando una rettifica per evitare che il nostro interlocutore si possa fare una cattiva opinione di noi, ma in molti non lo fanno (sia correggersi che inorridire). E non perché non vogliano prendersi la briga di digitare un altro messaggio o non si siano accorti del pastrocchio scritto, ma per un motivo molto semplice: NON SANNO RICONOSCERE L’ERRORE! Da brividi!!!

Sono arrivata a credere fermamente che la grammatica possa essere, almento per queste nostre generazioni, un ottimo contraccettivo, molto più efficace di tanti altri.

Immaginate di conoscere una persona bella, affascinante, dal sorriso disarmante, simpatica e che mostra interesse verso di voi quanto voi ne mostrate verso lui o lei. Chiacchierate, prendete qualcosa da bere e vi scambiate i numeri di telefono prima di tornare a casa.

L’indomani il vostro telefono vi segnala l’arrivo di un messaggino su Whatsapp. Aprite ed è il buongiorno mandatovi da quella persona. Che pensiero carinooooooo! Rispondete ed iniziate a conversare. Esauriti i convenevoli, le conversazioni spesso affrontano tanti argomenti più o meno seri. La cosa si fa interessante finché la persona dall’altra parte non infila nella conversazione qualche “ai detto”, “o fatto”,”se sarei”, “ogniuno”, “ce ne” (oppure c’è n’è o ancora c’è ne),…

Ok! Il primo “ai fatto” può essere stato un errore dovuto ad una svista, ma se a quello segue un “o detto” i primi dubbi sulla competenza grammaticale del vostro interlocutore devono iniziare a sorgere. E se gli errori sono tanti non v’è più alcun dubbio: siete al cospetto di una persona che non conosce l’italiano.

Adesso sta a voi scegliere cosa fare. Ovviamente, parto dal presupposto che voi, Lettori miei adorati, siate “fan” della buona grammatica. Tutto dipende quindi dal vostro grado di tolleranza. Riuscite a continuare la conversazione senza che vi prendano fastidiosi crampi allo stomaco e che vi venga la pelle d’oca ad ogni errore? Ci riuscite? BEATI VOI!!! Io, di solito, chiudo la conversazione accampando scuse anche molto fantasiose e, di sicuro, non continuo la conoscenza del soggetto. È più forte di me! Proprio non ci riesco.Sarà anche carino, affascinante, sexy ed io bruttina non c’è male, zitella (disperata?), ma proprio non ce la posso fare a continuare… con buona pace di mia madre che vorrebbe vedermi sistemata. Ma proprio con uno che la grammatica non la conosce? Ma anche no!

Insomma, come dice una mia amica: “se non sai l’italiano… sallo!”

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'hinterland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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