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Nord Italia vs Sud Italia: la solita questione meridionale

L’Italia è una nazione unita solamente sulla carta ed, in fondo, è così dalla sua unificazione sotto la bandiera savoiarda. All’inizio, le differenze tra Nord e Sud erano abissali e , nel tempo, si è fatto di tutto per accorciare le distanze tra il settentrione e il meridione dello Stivale. Nonostante i tentativi fatti, ogni giorno di più queste differenze si acuiscono: siamo nel Terzo MIllennio, ma purtroppo ci ritroviamo ancora e sempre di fronte alla vecchia ed irrisolta questione meridionale che, ormai, ha ingangrenito il nostro Bel Paese.Questione meridionale

Oggi ho riletto un vecchio pezzo che avevo scritto e pubblicato sul mio profilo Facebook esattamente due anni fa. Mi sono ritrovata  a riflettere che le cose sono immutate. Certo, se non si è riusciti a risolvere la questione meridionale in quasi due secoli, figuriamoci se le cose potrebbero cambiare nel giro di due anni!

All’epoca scrivevo:

“Sono stanca e fortemente indignata! Qualche mese fa hanno girato alcune puntate di “Beautiful” nella nostra meravigliosa Puglia. Ho pensato fosse un bene: pubblicità internazionale per le bellezze dellla nostra terra. Ciò che è passato in TV è stato che noi pugliesi siamo dei bifolchi, uomini delle caverne con l’abitudine di partecipare ai matrimoni facendo chiassosi cortei per le strade (tremenda la Schiavarelli, come il più basso degli strilloni o la più becera delle pettegole di infimo ordine, che chiama la popolazione – con smaccata cadenza – a scendere in strada. E che dire della patetica scena del coro sulle note di “Volare”? Ma quando mai sì è visto o si vede qualcosa del genere nei matrimoni delle nostre parti? Squalificante per la nostra cultura e per la nostra immagine!). [Per ricordare e capire di cosa parlo, si prega di guardare https://youtu.be/UEwgZ6I1g_E dal minuto 8: 48 al minuto 9:36 e https://youtu.be/mlWXAIqUu9M dal minuto 9:40]

Oggi, poi, la pubblicità di un formaggio svizzero coi buchi. Sullo schermo, da una parte la signora del nord (magra, lunghi e curati capelli biondi, elegantemente vestita, distinta, sofisticata, dalla dizione degna della miglior accademia di doppiatori) e dall’altra la signora del sud (grassa, con in testa un groviglio scomposto di capelli neri, abbigliamento trasandato, rozza, sgraziata, dalla dizione degna del peggior analfabeta del più piccolo e sperduto villaggio aspromontino dove ancora non è arrivata l’alfabetizzazione). [Non si offendano gli aspromontini. In realtà ho citato il loro territorio solo per contrapporlo all’estremo nord e perché, strana coincidenza, “Aspromonte” significa “monte bianco. N.d.a.] Le due donne rispondono, ovviamente ognuna a modo suo, alle domande poste dalla voce fuori campo. Risultato? Insomma, passa il solito messaggio riconducibile alle seguenti due proporzioni matematiche:

“Settentrionale : Finezza = Meridionale : Rozzezza”

“Settentrionale : Cultura = Meridionale : Ignoranza”

Scusate amici miei, ma io sono decisamente stufa di vedere sempre ‘ste cose: meridionali ghettizzati, etichettati come la feccia della nazione, come la parte d’Italia di cui vergognarsi.

Molti hanno dimenticato che la culla dell’italica cultura è al sud.

Ma la colpa di chi è? È di noi meridionali!!! Perché? Perché:

  1. non facciamo nulla per affrancarci da questo sistema, anzi alimentiamo questo “comune sentire” continuando a non ribellarci;
  2. Cerchiamo di “settentrionalizzarci” imitando i settentrionali (un esempiio: il milanesistico impiego di “te” al posto di “tu”… che sarebbe da stigmmmatizzare visto che è grammaticalmente scorretto!) [“Che ne pensi te?”, “L’hai detto te!”, solo per fare un paio di raccapriccianti esempi. N.d.a.]

Questi due sono già motivi sufficienti per alzare la testa e dire BASTA!

RIBELLIAMOCIIIIIIIIIIIIII…”

La questione meridionale, dunque, proprio non vuol saperne di essere archiviata! Ma il problema non è solamente di natura socio-culturale, bensì, a mio modesto avviso, affonda le sue persistenti radici in altre motivazioni di natura politico-economica che non starò qui a dire per non influenzare la vostra riflessione, amici Lettori. So solamente che ci vien ripetuto un adagio secondo il quale il Nord è più sviluppato del Sud perché al Nord ci sono maggiori risorse naturali da sfruttare economicamente (fiumi, laghi, boschi, pascoli,…). Ma io credo che anche il Sud abbia tante risorse naturali: coste stupende e dai mille paesaggi, mari generosi di loro prodotti, un territorio ricco di Storia, tradizioni che ci giungono da terre lontane e che hanno permesso alla nostra gente di essere il frutto di un portato culturale assai variegato, ottimi prodotti della nostra agricoltura, ancora molto povera rispetto a quella del Nord, ma sicuramente competitiva a livello qualitativo, cervelli brillanti costretti ad andar via per poter funzionare come si deve. Abbiamo la ricchezza tra le mani e ce la facciamo sfuggire come sabbia tra le dita. Proprio non riusciamo a far decollare questa parte del nostro meraviglioso Paese dalla forma curiosa e dai contrasti che, se non fossero motivo di lotta intestina, potrebbero essere una grande ricchezza. La natura ci insegna che la biodiversità è un vantaggio: lì dove coesistono più specie si crea un ambiente sano, equilibrato e ricco.

Non fatico ad affermare che la questione meridionale, ad oggi, è colpa nostra, dei meridionali (lo dicevo anche due anni fa). Noi meridionali ci siamo cullati tra le braccia attente e premurose della questione meridionale: è vero che all’inizio le differenze tra noi “terroni” e i fratelli “polentoni” erano macroscopiche; è anche vero che abbiamo avuto bisogno di aiuti da parte dello Stato per dare impulso all’economia del Sud; ma adesso potremmo cercare di camminare sulle nostre gambe, di fare quello di cui al Nord sono maestri indiscussi: sfruttare le risorse del territorio, trasformarle in ricchezza e monetizzare. Il Salento ci dà una grande lezione in questo senso: ha fatto del turismo il motore della sua economia. E se lo hanno fatto loro, perché non farlo un po’ tutti? Perché continuiamo a cullarci nell’assistenzialismo, figlio della questione meridionale?

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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