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Esami di maturità: un’inutile pantomima succhiasoldi

Esami di maturitàSiamo a fine maggio. I ragazzi di quinto superiore sono in fibrillazione. Tra poco si confronteranno con il loro incubo peggiore: gli esami di maturità. È bugiaaaaaaaaa!!! I ragazzi non sono più in fibrillazione perché, ormai, gli esami di maturità sono soltanto un’inutile pantomima succhiasoldi.

Ho appena saputo da persona informata sui fatti, che la Maturità costa a noi contribuenti la bellezza di poco meno di duecento milioni di euro ogni anno. Non potevo crederci, quindi ho cercato informazioni in rete ed ho avuto conferma della notizia. È a dir poco assurdo!

Assurdo perché, siamo onesti, la Maturità ormai non rappresenta più un esame che mette alla prova i giovani sulle competenze acquisite nel corso di un lustro di studi “sulle sudate carte”, non serve più a dimostrare il livello di maturazione culturale e critica raggiunta. Insomma, non serve più a niente. E, infatti, nei Paesi civili la Maturità non esiste. Ma l’Italia non è tra i Paesi civili? A voi l’ardua sentenza, miei cari amici Lettori.

I veri esami di maturità erano quelli degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, quando i candidati sostenevano prove scrtte su tutte le materie del loro indirizzo scolastico e, alla prova orale, erano chiamati a rispondere a qualsiasi domanda veniva loro posta da uno dei commissari, tutti esterni. Insomma: se non eri preparato, pagavi pegno con la bocciatura o con un voto basso. E quel voto, poi, era il bigliettino da visita per entrare nel mondo del lavoro.

Negli anni Novanta le cose furono assai facilitate. C’erano due prove scritte: il tema d’Italiano (quattro tracce tra cui scegliere quella da sviluppare) e solamente una prova scritta relativa il proprio indirizzo di studi; agli orali, poi, solamente quattro materie tra cui scegliere le due su cui rispondere alle domande, sempre dei commissari esterni. E le materie su cui prepararsi venivano comunicate ai maturandi già a metà aprile, il che significava smettere di studiare le altre materie (con buona pace dei professori) e concentrarsi solamente su quelle oggetto delle prove. Ed era lasciata ai candidati la libertà di scegliere una delle materie da portare alla discussione orale, mentre l’altra era scelta dalla commissione che, di solito, assegnava la materia nella quale il maturando aveva il voto più alto. E se il ragazzo era a malapena sufficiente in tutte le materie? Sceglieva a tavolino, in accordo col proprio professore, in quale materia dovesse avere il voto più alto e, così, si gettava a capofitto a studiare, di quella materia, qualche argomento (ovviamente tra i più semplici), tanto poi il membro interno della Commissione d’esame “pilotava” il resto dei commissari affinché si mettesse il giovane in condizione di non fare scena muta. E si finiva tutti “promossi e contenti”.

Ma oggi? Oggi la Maturità è solamente una “recitina”, una presa per i fondelli. I ragazzi devono affrontare lo scritto di Italiano, quello specifico del corso di studi e la terza prova a quiz (crocette e risposte brevi); poi preparano striminzite tesine su argomenti scelti in accordo coi loro professori, le imparano a memoria per andare a esporre la “pappardella” senza temere domande insidiose, se insidiose possono essere domande inerenti il percorso di studi e alle quali, teoricamente, i maturandi dovrebbero saper dare risposta senza alcun patema d’animo, senza batter ciglio. Tutto finisce sempre a “tarallucci e vino”, tanto si sa che, ammessi agli esami, ormai nessuno viene bocciato.

E tutto il patema d’animo dov’è? Miei cari Lettori, il patema d’animo non c’è più!!! C’è solamente la noia dei ragazzi che devono perdere qualche ora del loro tempo a scrivere la tesina che, diciamo le cose come stanno, altro non è che un banale “copia e incolla” di concetti raccolti qua e là tra i libri di testo e internet. E, ora vi do una brutta notizia (come se finora vi avessi detto qualcosa di bello!!!): spesso le tesine vengono compilate da terze persone e i candidati alla Maturità non devono far altro che imparare quella “pappardella” che non si son nemmeno presi la briga di scrivere di proprio pugno (o polpastrelli) ed intelletto.

A questo punto, non riesco proprio a fare a meno di chiedermi a cosa servano più questi esami se non a sprecare i soldi di noi contribuenti. Ma non sarebbe meglio abolirli e risparmiare quei quasi duecento milioni di euro che vengono spesi ogni anno? Specie alla luce del fatto che l’Italia, da un punto di vista economico, sta messa davvero male. So che con questa mia osservazione mi sto inimicando un sacco di Lettori che fanno parte della categoria dei docenti di scuola superiore, ma abbiamo il dovere di essere obiettivi, moralmente corretti ed ammettere che è giunta l’ora di diventare un Paese civile, come tanti ce ne sono al mondo e che sfornano ogni anno figure professionali assolutamente ben preparate, senza far sostenere loro un finto esame di Maturità.

Meditate gente, meditate.

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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