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Lettera a mio figlio: cerca di perdonarmi

“Ciao, mio dolce bambino. Tu ed io non abbiamo mai parlato finora, non come io avrei voluto né come una madre dovrebbe fare con suo figlio. Lo so che aspettavi in silenzio che io trovassi il coraggio di parlarti e finalmente sono qui, davanti a questo foglio bianco per scriverti ciò che penso e, soprattutto, ciò che ti devo. Preferisco scriverti affinché le mie parole restino e tu possa leggerle in qualunque momento, da qui all’eternità.

Lettera a mio figlio
Martin Hudácek, “La carezza del bambino mai nato”

Lo sai, figlio mio, noi adulti non sappiano più parlare con l’innocente spontaneità dei bambini e questo è un peccato. E se io non sono riuscita a preservare la parte migliore di me, almeno sarò sincera.

Sin da piccola ho pensato che essere tua madre sarebbe stata la gioia più grande della mia vita. Ti ho immaginato mille volte: i tuoi occhi vispi e brillanti, il tuo sorriso gioioso, le tue manine paffute, la tua pelle morbida e delicata, profumata di vita. E tante volte ho sognato di sentire la tua voce allegra e squillante di bambino. Ti ho visto camminare, correre, cadere, rialzarti e riprendere a camminare, all’inizio col passo incerto e poi sempre più sicuro. Ed ogni volta che ti pensavo ero felice, orgogliosa di te e della persona speciale che saresti diventata, un po’ anche per merito mio.

Gli anni sono passati ed io sono diventata adolescente. Mi è capitato di innamorarmi di qualcuno e di pensare che quel ragazzo sarebbe cresciuto con me e sarebbe diventato l’uomo giusto per me, ma soprattutto per te. Purtroppo, però, le mie speranze di darti un papà si sono infrante ad ogni mia delusione amorosa. Che fosse colpa mia? Questo me lo sono sempre chiesto, ma non riesco a darmi una risposta sincera. Sai, amore mio, ammettere i propri fallimenti non è mai facile. E nemmeno ammettere di avere un carattere difficile: troppo deciso, a volte severo e intransigente… quello che molti definirebbero un “caratteraccio”.

Quando ancora avevo poco più di vent’anni, pensavo di avere tutto il tempo del mondo per vivere, amare e averti e volevo dare a mio figlio una mamma di cui essere fiero: una donna autonoma e realizzata. Ma gli anni han continuato a fluire e quella madre di cui essere fiero non è mai sbocciata: i casi della vita han voluto che facessi delle scelte ed a pagarne le conseguenze siamo stati tu ed io.

Verso i trenta ero una donna matura, dal carattere sempre più forte e deciso (forse frutto delle mille delusioni collezionate e delle tante rinunce fatte non a cuor leggero, ma per senso del dovere), ma ero ancora incompiuta. Incompiuta perché non indipendente, ancora troppo figlia per essere madre, ma credimi: io ce l’ho messa tutta per spiccare il volo dal nido. Anche questa volta, però, non ci sono riuscita. La vita qui ed in questo momento non è facile, davvero. Per la maggior parte della gente è una lotta quotidiana per la sopravvivenza e, di conseguenza, trovare un posto al sole non è facile, specie quando si è come la tua mamma: persone preparate, capaci, ma soprattutto sincere e quindi scomode in una società malata di ipocrisia e facile arrivismo. Ti lascio questo primo grande insegnamento, figlio mio: la sincerità si paga a caro prezzo, sulla propria pelle. Ricordati, però, che la sincerità è anche l’arma più potente degli onesti e bisogna essere orgogliosi di essere sinceri perché le persone sincere e oneste sono quelle più scomode, più temute.

Ho sempre dichiarato che, se non riuscirò a trovarti un papà, io sarò per te madre e padre. Sono stata accusata di essere egoista perché per tanta gente mettere al mondo un figlio senza un compagno di vita che gli faccia da padre è un gesto scellerato. Io non credo sia così. Ho sempre saputo di poterti dare tutto l’amore del mondo perché ne ho tanto da dare. E se riesco a dare amore ad un estraneo, a maggior ragione sono in grado di darne tanto, magari troppo, anche a te, carne della mia carne.

Ma l’amore, figlio mio, non basta, non su questa Terra. Qui per vivere ci vuole altro: ci vogliono i soldi. E la tua mamma, ancora, quei soldi non li ha perché, purtroppo, un lavoro non è riuscita a trovarlo, pur cercandolo tanto, ovunque e di qualsiasi tipo.

Tra pochi mesi compirò quarant’anni e mi ritrovo qui a scriverti per chiederti di perdonarmi.

Ti chiedo di perdonare i miei fallimenti perché io proprio non riesco a farlo. Ti chiedo di perdonarmi il mio carattere: se fossi stata un po’ meno “tosta”, forse adesso avrei un papà da regalarti. Ti chiedo di perdonare la mia estrema razionalità, il mio eccessivo altruismo  e la mia feroce consapevolezza della realtà. Sono queste le ragioni che mi hanno impedito di averti da sola.

Ma sappi che tu sei il mio sogno più grande, quello che mi resterà dentro e che continuerò ad inseguire finché la biologia umana non avrà fatto il su corso sul mio corpo. E con me, il mio corpo sta giocando sporco. In pochi sanno che la tua mamma ha un piccolo bastardo tumore proprio nella culla in cui dovresti crescere tu. Da più di un anno cerco di toglierlo senza rovinare la tua culla perchè la speranza di averti, un giorno, resta. Ho trovato un dottore che mi sta aiutando e sta cercando in ogni modo di non portarmi via il mio sogno, la possibiità di averti. Ce la metterò tutta per guarire e ce la metterò tutta anche per sistemare le altre cose che non vanno (un lavoro, una stabilità economica e, perché no?, trovarti un papà). Il tempo non gioca a nostro favore, ma “mai dire mai”.

Ma se alla fine dovrò arrendermi all’idea di non averti mai, ti prego di non odiarmi e, se potrai, di perdonarmi perché io proprio non ci riesco.

La tua mamma.

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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