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La salute: un diritto, un dovere, una necessità

Qualche giorno fa ho scritto un pezzo simpaticamente ironico sul mondo del fitness [ http://infinita-mente.com/2016/05/07/tipi-da-palestra-popolo-dello-sport/ ], ma mi ero ripromessa una riflessione più seria sul tema della salute. Eccomi qui: batto il ferro finché è caldo.La salute: un diritto, un dovere, una necessità

Mens sana in corpore sano” così dicevano gli antichi (e con questa massima chiudevo l’altro pezzo). Gli antichi avevano già capito una cosa fondamentale: la salute del corpo è lo specchio della salute dell’anima, dello spirito. Gli antichi certo non avevano tanti dei problemi di salute che abbiamo noi oggi, strettamente correlati al nostro stile di vita, alle nostre opinabili abitudini alimentari, allo stress, ai tanti tipi di inquinamento a cui siamo costantemente esposti, eppure già avevano messo a fuoco il problema. E se lo hanno fatto loro molte centinaia di anni fa (per non dire migliaia), perché noi no? Perché fingiamo che tutto vada bene? Perché facciamo opera di autoconvincimento quando, invece, dovremmo prendere consapevolezza di ciò che non va e cercare di porre rimedio ai nostri problemi, senza aspettare di arrivare ad un passo dal punto di non ritorno? Eppure basterebbe davvero poco per riparare ai tanti problemucci di salute che ci affliggono. Basta solo un po’ di buona volontà e meno indulgenza verso noi stessi: smettiamo di trovarci degli alibi e di imputare le colpe dei nostri acciacchi a ciò che ci circonda.

La nostra è una società mediamente in sovrappeso. E non parlo dei 4/5 chiletti che si accumulano dopo i bagordi delle feste, ma di quel sovrappeso che per alcuni diventa obesità lieve e per altri anche grave. Ok, ci sono persone che hanno problemi metabolici, disfunzioni ormonali, ma tante altre hanno solamente un problema: mangiano troppo e male. La maggior parte di loro accampa mille scuse: gli orari di lavoro sballati, la mancanza di tempo che impedisce loro andare a fare la spesa e mettersi a cucinare cibi sani, ma non di fermarsi in rosticceria a comprare cibi unti e bisunti, che impone loro di consumare i pasti in fretta, ingurgitando quasi senza masticare. E quasi nessuno ammette: mangio perché mi piace, mangio perché sono incapace di dominare la mia estrema golosità, mangio perché nel cibo trovo la mia gratificazione (e su questo punto torniamo dopo). È così facile non assumersi la responsabilità dei propri errori alimentari! E nel frattempo i cibi ingurgitati si trasformano in grassi corporei che colonizzano la zona dell’addome, i fianchi, le gambe. Centimetro dopo centimetro, chilo dopo chilo, ci si ritrova a lievitare come l’impasto della pizza (tanto per fare un esempio culinario caro ai golosi).

Ma il problema dei chili in più non è solo estetico. Il problema dei chili in eccesso è, innanzitutto, un rischio per la salute. Colesterolo alto, iperglicemia (che spesso sfocia nel diabete), ipertensione, sono tutte malattie del nostro tempo e che, sempre più, mietono vittime. Sono diventate vere e proprie malattie sociali, cartina di tornasole del nostro tempo, un tempo che corre troppo in fretta e che ci impone ritmi di vita stressanti. Eppure, io non credo che non si possa trovare un’oretta al giorno da dedicare alla cura di sé. Se si trova il tempo di andare a farsi le lampade, la colata di gel alle unghie, la messa in piega, la bevuta con gli amici, la cena coi colleghi, la serata al cinema, si può trovare anche un’oretta al giorno (anche soltanto un paio di volte a settimana) per fare un po’ di moto o per cucinare qualcosa di sano, di dietetico (dove, per dietetico, non intendo necessariamente ipocalorico e privo di gusto).

Lanciata questa piccola provocazione (che spero diventi spunto di riflessione), eccone un’altra.  Torniamo ad un punto che ho lasciato in sospeso, ma che credo sia fondamentale per capire il concetto della “mente sana nel corpo sano”. Poco fa ho affermato che tante persone trovano la loro gratificazione nel cibo. Beh, se il cibo gratificante fosse una mela, un pomodoro, un’insalata non ci vedrei niente di male… anzi! Il punto è proprio questo: i cibi consolazione non sono mai quelli sani. Ci avevate mai fatto caso? A chi non è mai capitato di esser triste e sentire il bisogno di annegare la propria tristezza, non più nelle lacrime, ma nel cibo? Di solito si annegano i dispiaceri, le frustrazioni e lo stress in intere tavolette di cioccolata, patatine e fritture fatte con olio motore, merendine, gelati e torte rgorosamente saturi di grassi idrogenati, mai in un minestrone o in una macedonia di frutta. E vi siete mai chiesti il perché? Io sì, diverse volte, e credo di esser giunta ad una risposta sensata. Ci rinfranchiamo lo spirito col cibo spazzatura perché, nel nostro inconscio, abbiamo bisogno di punirci per qualcosa e, di conseguenza, quel cibo è solamente in apparenza una gratificazione. Il nostro cervello si prende gioco di noi: ci punisce facendoci credere di dare un sollievo alle nostre sofferenze. In realtà non fa che aggiungere sofferenza a sofferenza, disagio a disagio.

Un corpo in equilibrio, dunque, è quello di chi sa domare l’istinto autolesionista, ma soprattutto di chi sa affrontare la vita con tutti i suoi ostacoli senza mai abbattersi. A tutti noi piace mangiar bene, ma solo pochi sanno avere un rapporto equilibrato con il cibo: saper scegliere ciò che è più sano senza frustrare il gusto, saper dire basta invece di ingozzarsi per il solo piacere della gola (non credo sia il caso di ricordare che per qualcuno la gola è un peccato capitale!), concedersi uno “sgarro” solamente ogni tanto. Queste persone, credo, siano quelle che hanno una profonda pace interiore, quelle che sanno gestire al meglio emozioni, sentimenti, frustrazioni e stress.

Ognuno di noi dovrebbe ricordare che la salute è un diritto inalienabile e mai dovrebbe rinunciarci, per niente al mondo. È, dunque, necessario volersi bene, essere più attenti e consci di ogni azione fatta, dei sorrisi elargiti, delle lacrime versate, e dare il giusto valore alle cose che fanno parte della nostra esistenza. Il lavoro, i soldi, il divertimento sono tutte cose opzionali nella vita, la arricchiscono di sicuro, ma non la rendono più lunga. Ciò che ci aiuta a restare sulla Terra per il maggior numero di anni possibile è uno stile di vita sano, senza eccessi e senza troppa indulgenza verso noi stessi. Abbiamo il dovere, quindi, di prenderci cura di noi stessi, della nostra alimentazione, di trovare il giusto tempo per riposare, per scaricare lo stress, per vivere.

“Meditate gente, meditate”.

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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