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Siamo tutti bravi a lamentarci di questa nostra Italia! Ma quando si tratta di agire…

Ultimamente non faccio altro che sentire frasi del tipo “Quest’Italia è una merda!”, “Questo Paese non cambierà mai!”, “Bisogna andarsene da qui per avere un futuro!”, “Basta!!! Hanno ragione gli stranieri: Italia è solamente mafia, pizza e mandolino!”.

Sapete che c’è? C’è che mi sono rotta le palle di sentire tutte queste lamentele! Non ne posso più di vedere che provengono da ogni dove. Chiunque si sente autorizzato a dirle!

Perché a dire queste parole non sono solamente i giovani (e neno  giovani) disoccupati. Non sono soltanto gli anziani alle soglie della pensione. (Beati loro che una pensione la avranno!) A dirle non sono solamente i poveri operai che non riescono ad arrivare a fine mese perché i loro datori di lavoro non ce la fanno a pagare per tempo i loro salari. E non sono nemmeno quei datori di lavoro che si barcamenano nel tentativo di non dover alzare la bandiera bianca del fallimento.

A lamentarsi di questa Italia ci sono tutti, ma proprio tutti! Pure quelli che non avrebbero nulla di cui lamentarsi, ma che lo fanno perché lamentarsi in questo Paese e di questo Paese è di moda! Lo fa persino Briatore!

Ma a cosa serve lamentarsi? A far cambiare le sorti di questa nostra sventurata Italia? Ad aumentare il numero dei posti di lavoro? A ridurre la pressione fiscale? A far sì che chi ha lavorato tutta una vita abbia una pensione decente? A far crescere il PIL?

No, non serve!

Quello che servirebbe è l’azione. Quello di cui ha bisogno il nostro Paese è che il popolo sovrano si riprenda la corona… o almeno ci provi!

news_img1_58431_patriotaSiamo o non siamo la diretta discendenza dei patrioti in giubba rossa che questa nazione la vollero a costo della vita? E non siamo anche i figli di quei partigiani che scacciarono il nemico tedesco? I nostri avi si stanno rigirando nella tomba a vedere la nostra accidia!

Io non dico che dovremmo imbracciare i fucili per fare la rivoluzione, ma che dovremmo comunque fare qualcosa per la nostra nazione. Potremmo e dovremmo prendere esempio dai nostri cugini iberici che, nel 2012, scesero in piazza per manifestare contro il governo. Centinaia di migliaia di persone unite per far sentire il proprio dissenso.

povera-italia-L-vKNQkbE gli italiani dov’erano quel 27 settembre? Lo volete sapere? Erano in fila fuori dai negozi di telefonia per accaparrarsi l’ultimo I-phone, disposti a pagarlo con ottomila comode rate mensili. E a fare quella fila c’erano gli stessi che si lamentano del lavoro che non c’è, degli stipendi bassi, dell’essere costretti a lavorare a nero e sottopagati, del non riuscire a far quadrare i conti a fine mese coi figli da sfamare. Eppure allo status symbol non si può rinunciare! Gli spagnoli, però, hanno preferito rinunciare allo status-symbol per conquistare uno Stato di diritto. E poco importa che siano riusciti nel loro intento. Almeno ci hanno provato! Chapeau!!!

E in questi cinque anni la situazione non è cambiata. Gli italiani non sono cambiati! Continuano a lamentarsi e a non fare niente per cambiare le cose.

Basta guardare cosa succede ogni volta che c’è un evento sportivo o un concerto. Tutti pronti a sborsare un sacco di soldi tra acquisto di biglietti e viaggio. Tutti pronti a restare giorni e giorni accampati per prendere il posto in prima fila con un arrembaggio degno del miglior Jack Sparrow. Tutti pronti ad arricchire i conti correnti già miliardari di artisti e calciatori a cui non bastano tre vite per spendere tutta la ricchezza accumulata grazie ai poveri cristi.

Avete visto quanta gente ieri sera al concertone di Vasco? Duecentocinquantamila persone paganti. E tra loro migliaia e migliaia di disoccupati di tutte le età, cassintegrati ed esodati. Gli stessi che lamentano le loro precarie condizioni di vita e dicono che l’Italia è un Paese di merda da cui è meglio andar via.

Quelli sono gli stessi che, se si decidesse di scendere in piazza a manifestare il malcontento contro chi ci governa, resterebbero comodamente seduti in poltrona a guardare. Tutti bravi ad aspettare che siano gli altri a cambiare le cose anche per loro. D’altra parte, sono anche gli stessi che non vanno a votare perché “tanto non serve! Tanto le cose sono così e restano così! Tanto sono sempre le stesse facce!”. A casa mia le persone così si chiamano parassiti!

La Storia ci insegna che le cose cambiano… eccome se cambiano! (Oh mio Dio! Mi sento la Ventura in questo momento!)

Se così non fosse, la nostra terra sarebbe ancora divisa in Regno Sabaudo, Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie (con gaudio magno dei leghisti!). Anzi, saremmo ancora all’età della pietra!

Ogni evoluzione, ogni cambiamento, ogni conquista è la diretta conseguenza dell’agire umano. Non siamo arrivati nello spazio a suon di lamentele! Ci son voluti migliaia di anni di sogni e tentativi, ma alla fine nello spazio ci siamo andati… anche a costo di qualche perdita umana!

Niente si ottiene piangendo, tranne se non siamo bambini capricciosi. Ma anche in quel caso, mica si può sempre avere tutto. Ne so qualcosa io che feci un capriccio colossale davanti alla gioielleria Cartier perché volevo la “pallina verde” esposta in vetrina. Alla fine ottenni solamente un gelato!

Torniamo al punto, miei cari Lettori.

La gente si lamenta e dice di voler andar via. Ma che lo faccia! E non parlo di quanti, dopo aver sudato anni ed anni per conseguire lauree e master, vanno a cogliere occasioni che in Italia non potrebbero avere. Non sto parlando di quelli che, dopo anni di colloqui e invio di curricula, per campare vanno a fare lavori anche modesti in un paese straniero.

Parlo di quella gente che si lamenta e basta. Che vada via se non ha intenzione di far nulla di diverso dal lamentarsi ed autocommiserarsi. E che prepari le valigie al più presto! L’Italia non ha bisogno di lamentosi parassiti. L’Italia ha bisogno di gente disposta a lottare per riaffermare uno Stato di diritto.

Meditate, gente, meditate!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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