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Ma quanto vale la vita umana?

Vi siete mai chiesti quanto può valere una vita umana? Quella di un vostro conoscente, di un amico, di un parente,… la vostra! Impossibile rispondere. Non si può dare un valore alla vita.

Eppure per molti la vita umana vale davvero poco! Ce lo dice ogni giorno la cronaca nera. Omicidi di mafia, stradali, passionali,… Si muore in una sera spensierata solo perché qualcuno ha deciso di farsi saltare in aria tra la folla in nome di una guerra santa che di santo ha ben poco. E poi bambini dimenticati in un’auto, neonati chiusi nel congelatore quando ancora non hanno emesso il primo vagito,…  E si muore per una dose di eroina tagliata male o perché si è spinti giù da un dirupo da un perfetto sconosciuto sotto gli effetti della droga,… Si muore anche suicidi, spinti dai motivi più disparati e disperati. Si muore persino per gioco!

resizerStasera guardavo una trasmissione in tv e sentivo l’intervista al padre di una vittima della strada. Un padre che, con forza e dignità, parlava di suo figlio quindicenne falciato da un’auto in una sera d’estate. Un’auto guidata, tanto per cambiare, da una persona completamente ubriaca. Insieme a quel ragazzino, altre tre vittime, tre ragazzini che con lui andavano a prendere un gelato. Fin qui appare una delle tante storie di omicidio stradale di cui sono costellati i telegiornali quasi quotidianamente.

giustiziaQuello che mi ha indignato profondamente è stato sentire che l’assassino è stato condannato a soli sei anni e sei mesi di reclusione. Sei anni e mezzo per aver ucciso quattro ragazzini! Sei anni e mezzo: in pratica settantotto mesi che, divisi per quattro vittime, fanno un anno, sette mesi e quindici giorni di reclusione per ogni vita spezzata. Sei anni e mezzo che ha passato, non nelle nostre “accoglienti” carceri, ma in un residence a pochi chilometri da dove abitano le famiglie delle vittime.

La Giustizia si è giustificata dicendo che, all’epoca della sentenza, erano quelle le pene applicabili poiché non era ancora entrata in vigore la legge sull’omicidio stradale. E nulla c’entra con una pena così lieve il fatto che il colpevole fosse un ventiduenne di etnia rom (e a questo, senza ironia, credo!).

Ma le famiglie sentono che giustizia non è stata fatta. E come si può dar loro torto? Niente e nessuno potrà rendere loro quei figli portati in grembo, cresciuti e amati. E nessun risarcimento pecuniario potrà lenire il dolore. E beffa nella beffa, manco quello c’è stato!!!

Ora, mentre vi scrivo, penso anche alla descrizione dello scioglimento nell’acido di un povero bambino, figlio della mafia ma ancora innocente. Un omicidio-vendetta avvenuto sempre per mano mafiosa. La mano di un mafioso che si è descritto come padre amorevole, ma che non ha esitato a prendere “un” figlio e a squagliarlo nell’acido. Un mafioso che haimages (24) fatto moltissime altre vittime nel corso della sua “folgorante carriera”. Un mafioso che oggi chiede di morire a casa perché, malato, non può finire i suoi giorni in carcere. Non è dignitoso!

Per lui si invoca una morte dignitosa. Ma che morte dignitosa hanno avuto le sue vittime liquefatte, dilaniate dalle bombe, trucidate? Hanno avuto certo una morte eroica, di quell’eroismo che le vittime di mafia avrebbero fatto volentieri a meno se avessero avuto facoltà di scegliere. Ma no, loro una morte dignitosa  non l’hanno avuta!

images (25)Una morte dignitosa è quella che fai in un letto, con qualcuno al tuo fianco che ti aiuti ad andare via, che ti tenga la mano nel momento dell’ultimo respiro, che ascolti le tue ultime parole, che provi a placare la tua angoscia dicendoti che ti ama e asciughi la tua ultima lacrima, la più amara.

Alle sue vittime quel mafioso non ha dato una morte dignitosa e non vedo perché debba averla lui.

Ok, non esiste più la legge del taglione. È vero che la nostra società fonda le pene carcerarie sul principio della rieducazione del condannato. Ma a volte, la Legge dovrebbe fare i conti con una Giustizia diversa, una Giustizia superiore che è quella morale. Una Giustizia che non sia contabile e asettica, ma che onori la memoria dei morti e risarcisca lo spirito dei vivi che, quei morti, li piangono ogni giorno.

Perché una morte improvvisa, ingiusta, immotivata è ancora più straziante di una morte a cui hai avuto tempo di prepararti. Perché un genitore non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio e vederselo portar via da un gesto scellerato; il gesto di qualcuno che si è sostituito alla Natura, al Destino o a Dio (per chi ci crede). Perché, quando muore qualcuno che amiamo, un po’ moriamo anche noi.

Quindi sì, la vita umana può averlo un valore! Un valore che non si quantifica coi soldi di un “risarcimento alle famiglie”. Non si quantifica con una pena più o meno lunga a chi ruba un’esistenza. Il valore della vita si quantifica col rispetto per chi la vita voleva viverla e non la ha più.

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… se qualcuno me lo permette!
Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'hinterland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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