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La famiglia italiana dopo le unioni civili

Oggi parliamo di unioni civili e di famiglia.La famiglia italiana

Dallo scorso 20 maggio, anche l’Italia ha una sua legislazione in tema di unioni civili. A mio modestissimo avviso si tratta di un gesto di apertura mentale, culturale e sociale che abbiamo aspettato per troppo tempo ed un adeguamento ai mutamenti sociali che in molti avremmo voluto e che avremmo dovuto avere già da molti anni. Comunque, come dico sempre io, “meglio tardi che mai”!

La nuova normativa (già nota col nome di ddl Cirinnà ed ora Legge 76/2016) disciplina le relazioni stabili tra coppie omosessuali e le convivenze eterosessuali. Cercherò qui di seguito di riassumerne gli elementi cardine.

In sintesi, per le coppie omosessuali, di fatto, l’unione civile altro non è che un matrimonio (ovviamente matrimonio civile, non già concordatario e men che meno religioso!). I due partner, infatti, entrano in regime di comunione dei beni, a meno che non decidano diversamente; acquisiscono, come è normale che sia, ogni diritto successorio, ed il dovere di mantenere l’altro partner economicamente più debole in caso di separazione. Insomma, costituiscono una vera famiglia. Non che prima di questa legge non fossero famiglia, ma adesso lo sono anche per lo Stato, con buona pace di quanti sono omofobi intransigenti e intendono restarlo. Alla fine, il problema è il loro…poverini!

Per quanto riguarda le coppie eterosessuali conviventi, invece, la Legge Cirinnà non prevede tutele equiparabili a quelle del matrimonio… e mi sembra anche giusto! Che senso avrebbe, infatti, dirsi “conviventi” se poi si è a tutti gli effetti “sposati”? Tanto vale contrarlo, ‘sto matrimonio! I conviventi formano una “famiglia di fatto” e le tutele riguardano l’unione finché dura.

Non voglio dilungarmi oltre sul contenuto della Legge perché ciò che più mi preme è riflettere su ciò che succederà adesso alla famiglia italiana.

Tanta gente ha accolto questa normativa con gioia perché da troppo tempo se ne parlava senza mai approdare a nulla, col solo risultato di lasciare l’Italia in uno stato di arretratezza legislativa, ma soprattutto etica, indegno di una nazione civile. E questa nostra arretratezza stride con i contenuti della nostra Costituzione, laica, nobile e lungimirante. La Legge Cirinnà, se ci pensate, non fa altro che applicare i principi fondamentali degli articoli 2 e 3 della Carta Costituzionale, che erano già chiari per i 556 parlamentari che furono chiamati a redigerla: i diritti inviolabili dell’uomo (e quindi il diritto a vivere la propria sessualità, qualunque essa sia, in seno ad uno Stato di diritto che la tuteli), la pari dignità sociale e l’uguaglianza dinnanzi alla legge, senza distinzioni di sesso […], di condizioni personali e sociali.

Molti puntano il dito contro questa riforma tacciandola di essere il primo passo verso la distruzione della famiglia. Ma non si era detto lo stesso nel 1970, alla promulgazione della legge sul divorzio? Certo, qualcosa è cambiato nella famiglia a partire da quel momento, ma in meglio. Il divorzio ha finalmente permesso di dire basta a matrimoni basati sulle incomprensioni tra i coniugi che, di fronte agli altri, fingerevano amore e armonia salvo, poi, farsi una guerra senza esclusione di colpi nel privato. È calato il velo dell’ipocrisia che ha causato troppe vittime: in una famiglia che non funziona, i primi a pagare sono i più deboli, gli innocenti… i figli.

Eppure, ancora oggi, quarantasei anni dopo l’entrata in vigore della legge sul divorzio, esistono famiglie che non funzionano, ma che restano insieme. Alcune per interessi meramente economici, altre per i figli (giustificazione errata, ma di questo parleremo un’altra volta) e troppe per non dare scandalo, “per non far parlare”. Questa è la giustificazione più gretta, becera e bigotta di tutte. E la cosa che mi sgomenta è che non siamo più nel Medioevo!

Fatta questa doverosa e importante digressione sul tema del divorzio, torniamo al punto: la famiglia post Legge Cirinnà.

Voglio iniziare facendomi (e facendovi) una domanda e dandomi una risposta (alla Marzullo, insomma!): quando nasce una famiglia?

La risposta, a mio parere, è articolata. Una famiglia nasce in tanti modi e per tante ragioni, ma nell’immaginario collettivo una famiglia nasce dall’amore tra due persone.

Nell’immaginario di un collettivo più ristretto la famiglia nasce dall’amore tra un uomo e una donna che decidono di sposarsi per “suggellare” il loro sentimento.

E ancora, nell’immaginario di un collettivo più ristretto di quello ristretto la famiglia nasce dall’amore tra un uomo e una donna finalizzato alla procreazione e i due decidono di sposarsi per affermare il loro sentimento e mettere al mondo figli riconosciuti. Stando a questa limitatissima visione del mondo, quindi, tutte le coppie eterosessuali sposate che, per scelta o per sfortuna, non hanno figli non possono reputarsi famiglia! Questa è incivile follia allo stato puro! E non v’è scusante che tenga per questo oscurantismo! Non citatemi religioni per avvalorare una tesi di siffatta chiusura mentale perché non ci sto!

Sono atea, non ho mai negato di esserlo, ma qui non c’è da innalzare una cortina di ferro tra valori di una religione, qualunque essa sia, e i diritti umani e civili. Dobbiamo ricordarci che l’Italia è uno Stato laico e multiculturale e, quindi, deve agire a tutela di ogni suo cittadino, impedendo ai principi di qualsiasi religione di influenzarne la legislazione. Gli italiani, poi, possono scegliere se vivere laicamente o seguendo i dogmi del Credo che professano. MA I DIRITTI UMANI E CIVILI NON SI TOCCANO!!! Appartengono all’Uomo dal momento in cui viene al mondo, cioè da molto prima dello sviluppo di una consapevolezza sociale, culturale, politica, sessuale o religiosa. Insomma, alla nascita siamo tutti ugualmente nudi, indifesi e senza nome.

Quindi, cosa c’è di male in una famiglia composta da due mariti o da due mogli? Ognuno è libero di amare chi e come crede e di giacere con chi più gli aggrada. E se questa famiglia è riconosciuta dalla Legge, cosa c’è di tanto strano o, peggio, oltraggioso? Ci sono cose realmente oltraggiose contro le quali non ci ribelliamo: la violenza, la delinquenza, la corruzione,… l’ignoranza! Invece, stiamo montando il caso sulle unioni civili. Ma fatemi il piacere!!!

Prima, nel chiedermi quando nasce una famiglia, ho parlato di figli, di procreazione. Questo è un altro nodo della questione relativa le famiglie omosessuali. Il ddl Cirinnà prevedeva la “stepchiod adoption”. Diciamola in italiano: l’adozione del figlio del partner. Questa parte del decreto è stata cancellata, impedendo, di fatto, alle coppie gay sposate la genitorialità condivisa. In pratica, cosa succede? Il figlio resta tale solo per il partner che ha partecipato biologicamente al concepimento.

Ora, una coppia gay può avere figli: maternità surrogata per gli uomini o inseminazione artificiale per le donne e il figlio arriva! Ovviamente i costi sono elevati perché in Italia non è permesso l’accesso a queste pratiche  e, di conseguenza, bisogna andare all’estero. Chi può, si intende! Tutti gli altri, gli omosessuali meno abbienti, devono rinunciare ad avere figli.

Molti benpensanti sostengono che una coppia omosessuale non debba avere figli perché è contro natura. Io non sono d’accordo. Seguitemi adesso perché il discorso si fa articolato. Partendo dal presupposto che si nasce con un orientamento sessuale che matura nel tempo, fatti salvi i casi di condizionalmente culturale (quindi si nasce eterosessuali, omosessuali o bisessuali) e riconoscendo che Madre Natura non lascia mai nulla al caso, se fosse contro natura la procreazione per gay e lesbiche, questi nascerebbero sterili. Fila il discorso? Eppure non è così. Quindi è giusto che gli omosessuali abbiano il diritto di procreare, di concepire, di partorire. E non è quindi un’ingiustizia impedire ad una coppia omosessuale sposata avere un figlio che sia tale per entrambi o per entrambe? Non è anche privare un bambino dei diritti reali (fatemi essere venale per una volta) che sorgerebbero in capo al figlio dall’avere due genitori anziché uno?

E non tirate fuori il solito discorso che una coppia gay crescerà per forza un figlio gay. Questo discorso non è avvalorato da alcun fondamento scientifico e si ripercuote come un boomerang su tutti i benpensanti eterosessuali. Se fosse la famiglia a determinare la sessualità del figlio, da coppie etero dovrebbero nascere solamente figli etero. La storia quotidiana, invece, ci insegna che non è così. Fatevene una ragione!

Badate che non ammetto nemmeno il discorso secondo il quale bisognerebbe impedire agli omosessuali di generare, ma permettere loro di adottare. Chi sostiene questa teoria è un ipocrita! Se ciò che si teme è che il figlio possa avere qualche problema di crescita e sano sviluppo psico-fisico  per il solo fatto di avere due mamme o due papà, che differenza c’è tra un bimbo generato ed uno adottato?

E ditemi, miei cari Lettori che siete arrivati pazientemente fin qui: vi è mai capitato di sentire qualcuno dire “meglio dare un figlio ad una coppia gay che si ama che ad una etero che litiga continuamente”?  Ogni volta che sento qualcuno fare questa affermazione io piombo nel più buio sconforto! Non c’è slogan più offensivo di questo per l’intelligenza umana. Come se non esistono coppie gay che “scoppiano” o coppie etero che filano d’amore e d’accordo.

Siamo sinceri e apriamo la mente: che la famiglia sia gay o etero, ristretta o allargata, ciò che conta è che sia unita, che sia FAMIGLIA.

Meditate gente, meditate.

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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