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La vignetta di Charlie: satira indigesta agli Italiani

La vignetta di Charlie: satira indigesta agli ItalianiLa satira è da sempre lo strumento più utilizzato perr toccare il nervo scoperto della nostra società. Dev’essere un vero e proprio pugno nello stomaco per arrivare a colpire il bersaglio: svegliare le nostre coscienze. Per funzionare, dev’essere irriverente, dissacrante, feroce, scorretta. Se così non fosse, non sarebbe satira, ma semplice ironia o ancor più semplice comicità.

Oggi ho deciso di parlare di satira (politica) perché è di ieri il caso di una vignetta della famosa rivista satirica francese Charlie Hebdo dedicata al terremoto che ha colpito il nostro Paese distruggendo interi borghi e uccidendo quasi trecento persone.

La rivista Charlie Hebdo abbiamo avuto modo di conoscerla mesi fa, quando fu obiettivo di un attacco terroristico per le sue vignette sull’Islam. All’epoca ci indignò il fatto che si potesse morire solo per aver fatto satira su una religione, che si potesse uccidere per delle vignette “simpatiche, spiritose, sarcastiche”… satiriche. Tutti a testimoniare solidarietà ai francesi e alla redazione della rivista. Tutti a scrivere “Je suis Charlie”.

Da ieri, però, la redazione di Charlie Hebdo è passata dal ruolo di vittima a quello di carnefice, almeno per molti italiani, tra i quali anche tantissimi Charlie! Tutto per la vignetta pubblicata a fine agosto e dedicata al terremoto che ha devastato il centro Italia e che ancora ci lascia turbati, impauriti e addolorati.

Ok, questa vignetta è sicuramente pesante, brutale. Ok, i francesi, coi loro nasini all’insù, la erre moscia e quell’aria da primi della classe sanno essere spocchiosi e insopportabili. Ok, la ferita del terremoto è ancora fresca, fa male a tutto il nostro popolo, la nostra Nazione che, ancora una volta, si unisce nel dramma e nel dolore e si scopre come una sola grande famiglia in lutto. Ma la satira dev’essere tempestiva per essere efficace: non può aspettare l’elaborazione del nostro lutto.

In molti hanno gridato allo scandalo, si sono indignati e, in nome del rispetto, hanno chiesto che la rivista chiedesse scusa. Ma scusa per cosa? Per aver fatto satira? Per aver fatto il proprio lavoro? Dai giornali alla tv, passando per internet e per i social network, si è sollevato un vero tsunami di indignazione. Troppe persone hanno letto nella vignetta una totale mancanza di rispetto verso i nostri morti e le loro famiglie. Io no!

Con quello che sto per dire risulterò impopolare a molti miei Lettori, eppure io credo che questa vignetta, se non riguardasse in modo diretto noi italiani, un po’ ci farebbe sorridere. Ovviamente un sorriso amaro, come è giusto che faccia la satira.

Io credo che l’intento del vignettista non fosse offendere o, addirittura, vilipendere i nostri connazionali morti sotto le macerie, ma far capire al mondo e soprattutto a noi italiani che noi, per chi ci governa, contiamo poco: siamo come un semplice piatto di pasta al sugo o il condimento ricco e abbondante di una succulenta lasagna. Insomma, per chi ci governa siamo il piatto di cui si cibano. E loro si cibano di tutti noi, senza far avanzare nulla: si cibano dei frutti del nostro lavoro; si cibano dei nostri diritti; si dissetano col nostro sangue.

Sapete, miei cari Lettori, ho imparato ad osservare sempre le cose da un punto di vista esterno, distaccato, per poter dare un giudizio quanto più possibile obiettivo e non condito dal mio stato d’animo.

Ho guardato attentamente la vignetta, certo scomoda, certo pungente, ma non ci ho visto nulla di offensivo nei confronti delle nostre vittime. Direi che, al contrario, enfatizza quanto poco contino le nostre vite per chi è al potere nel nostro Paese. Ci dà il ruolo che dobbiamo ammettere di avere: quello di vittime non già di un terremoto, ma dei nostri aguzzini: quei politici che noi stessi abbiamo votato… almeno quelli che abbiamo votato! Poi ci sono gli altri che… vabbé! La faccenda la conosciamo fin troppo bene. Per loro siamo solamente carne da macello o limoni a cui spremere il succo fino all’ultima stilla. Peccato che il nostro succo abbia il colore del sangue!!!

Quindi, vista in quest’ottica, il disegno non può e non deve indignarci. Ciò che deve indignarci è altro! Ciò che dovrebbe farci davvero incazzare, oltre che indignare, è il nostro Paese, i nostri politici, il nostro governo.

E se sono i politici italiani a indignarsi, lasciateli fare! Non fate il loro gioco! Non fatevi condizionare ed accecare una volta in più! Loro si indignano di una vignetta che li descrive per ciò che sono e per ciò che fanno. Si indignano perché qualcuno toglie loro la maschera e temono che, così, noi possiamo finalmente aprire gli occhi e vederli per ciò che sono realmente: le nostre sanguisughe!

Da un punto di vista politico, ammettiamolo, stiamo proprio conciati male e all’estero ne sono più consapevoli di noi, forse proprio perché, guardando le cose da un punto di vista esterno e distaccato, si riesce a restar lucidi, ad essere obiettivi nei giudizi, a vedere il quadro d’insieme.

Meditate, Italiani, meditate!

P.S.: Mi ero ripromessa di non affrontare mai problemi politici in questo spazio, ma stavolta ho deciso che non potevo non dire la mia.

 

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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