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Ci sono immigrati e immigrati… ma non è un problema di razzismo!

Ieri è morto Mario Ziccardi. Chi era il signor Ziccardi? Era l’ultimo dei sopravvissuti della tragedia nella miniera di Marcinelle avvenuta nel 1956. Uno dei tanti immigrati italiani morto in terra straniera facendo un lavoro umile e faticoso.

 

Un “signore” della politica, stamane, nel pieno di una campagna pubblicitaria che cerca di rianimare il defunto partito che lui stesso ha contribuito a disintegrare, scriveva un pensiero di cordoglio. E fin qui tutto bene!
In questo messaggio, però, il politico (di cui non faccio volutamente il nome per non dargli, nel piccolo del mio blog, la visibilità di cui va spasmodicamente a caccia) coglieva l’occasione di ricordare a noi italiani che, in un passato nemmeno troppo lontano, eravamo noi gli immigrati per gli altri Paesi. E ci tirava le orecchie per la nostra malcelata insofferenza nei confronti dei “nostri” immigrati.

Sono, ora, indispensabili alcune riflessioni sulle “migrazioni” nostra e altrui.

1) Gli italiani, dalla seconda metà dell’Ottocento e per circa un secolo, sono emigrati in cerca di condizioni economiche migliori.
I più fortunati partivano con la valigia di cartone, mentre gli altri ammassavano le loro poche cose in un fagotto improvvisato. Tutti indistintamente mettevano nel loro bagaglio SPERANZA e TANTA BUONA VOLONTÀ. Al loro arrivo in terra straniera, dopo l’identificazione, andavano in cerca di un lavoro e si accontentavano dei mestieri più umili pur di sopravvivere.
I più fortunati, in pochi anni, riuscivano a integrarsi e, magari, a farsi una “posizione” (e non erano solo i mafiosi!!!).
Tutti sognavano di tornare in Patria con un bel gruzzoletto da investire nella loro terra… ed alcuni ci riuscivano (e non erano solo i mafiosi!!!).

2) Ancora oggi, gli italiani emigrano. Sempre in cerca di condizioni economiche migliori (molti di loro un lavoro non lo hanno mai avuto… almeno non un lavoro in regola). Sempre col bagaglio pieno di SPERANZA e TANTA BUONA VOLONTÀ. In più, nella loro valigia c’è anche un’altra cosa: la PREPARAZIONE frutto di anni ed anni di studio davvero matto e disperatissimo, di sacrificio.
Arrivati in terra straniera, col permesso di soggiorno in regola e il curriculum in mano, vanno in cerca di lavoro. Alcuni di loro diventano apprezzati professionisti e la loro preparazione viene adeguatamente remunerata. Molti altri si accontentano di riciclarsi pur di lavorare. La maggior parte di loro non tornerà più indietro perché trova, lì dove arriva, condizioni di lavoro migliori, un sistema contributivo che non gli dimezza lo stipendio, etc. etc.

3) I fenomeni migratori degli stranieri verso l’Italia, soprattutto quelli iniziati negli anni Novanta, hanno motivazioni assai diverse tra loro: chi in fuga da un regime opprimente, chi da un’immotivata pulizia etnica (perché nessuna pulizia etnica è motivata), chi dalla fame nera,… E l’Italia è il loro primo “porto sicuro” perché è un Paese in posizione strategica nel Mediterraneo. Facile approdo dall’Africa e dal Medio Oriente e trait d’union di quei Paesi lontani (che oggi come oggi così lontani non sono… almeno da noi!) con il ricco cuore dell’Europa, quello multietnico, quello lavoratore, quello “civilissimo”.

Nulla da eccepire sulle ragioni che spingono questi sventurati popoli a fuggire dalle loro terre. E non ci vuole una spiccata sensibilità per capire la loro sofferenza, la loro paura, la loro disperazione.

Detto questo, ragioniamo su ciò che più fa “incacchiare” l’italiano medio. E cerco di fare il ragionamento dal punto di vista proprio dell’italiano medio (e, per “italiano medio” intendo tutti quei nostri connazionali che faticano ad arrivare a fine mese, quelli che non riescono a trovare un lavoro, quelli che lo perdono a cinquant’anni, quelli che, dopo cinquant’anni di lavoro regolare, si ritrovano una pensione da fame, quelli che finiscono clochard,… Ci siamo capiti, vero?). Cercherò fare un discorso che non sia troppo populista e demagogico. Cercherò solamente di mettere in luce il pensiero dell’italiano medio stanco della politica di questo Paese.

L’Europa aiuta poco e male il nostro Paese a gestire il fenomeno migratorio.
SEMBRA che il massiccio fenomeno migratorio gravi interamente sul nostro Paese già fortemente indebitato e in crisi economica. Perché l’Europa manda i suoi contributi economici all’Italia affinché possa gestire il fenomeno, ma gli altri Paesi europei questi immigrati non li vogliono. E l’italiano medio si sente minacciato da questa situazone.

E non si sente solamente minacciato, ma anche sminuito e, soprattutto, incazzato. Sentirsi dire che, prima di loro, siamo stati noi gli emigrati/immigrati (non migranti!!!) fa incazzare soprattutto se si pensa a tutti quegli immigrati fermi davanti ai supermarket pronti a chiedere l’euro del carrello, ma non a dare una mano a portare la spesa alla macchina. Ok l’accoglienza. Ok la comprensione sulle loro tragedie. Ma è tragedia anche quella dell’operaio licenziato che non può più dare da mangiare ai figli; è tragedia anche quella del quarantenne che è costretto a lavorarea nero da sempre e che non ha un futuro pensionistico. Sono tutte tragedie… tutte!!!

Minacciato anche perché sente i politici parlare di dare un reddito di dignità, dare un reddito di inclusione, dare un lavoro agli immigrati ancor prima di un reddito di dignità o di un lavoro ai cittadini. E, consentitemi di dirlo, ma pure ‘sta cosa fa incazzare! E fa incazzare perché la Costituzione, nei suoi Principi Fondamentali, dichiara inequivocabilmente che la Repubblica ha come suo precipuo compito il benessere e la tutela dei suoi cittadini. PRE-CI-PUO!!!

E non è una questione di razzismo! Se il nostro Paese non fosse in profonda crisi e tutti (o quasi tutti) gli italiani medi avessero un lavoro dignitoso, un reddito decente, non si sentissero bistrattati dalla politica che dovrebbe fare gli interessi dei cittadini (quanto populismo e quanta demagogia!!! Oppure è solo tanta verità?), non ci sarebbe alcun problema ad accogliere e a far integrare gli immigrati dando loro un aiuto economico o, meglio ancora un lavoro. In fondo, l’Italia è sempre stata affabile ospite di tanti popoli stranieri che, col loro passaggio, hanno saputo arricchire la nostra storia e la nostra cultura.

Florinda

Florinda

Nata a Bari e cresciuta nell'interland, zitella per scelta altrui, da sempre "personaggio" controcorrente, si spende affinché la Cultura diventi di moda più dei tatuaggi (lei ne ha 9... per ora!) e i giovani imparino che essere individualisti (con una puntina di egocentrismo) è decisamente più appagante del farsi inglobare in un unicum omologato fatto di rituali e convenzioni. Se un dio esiste, lei gli ha chiesto in dono un cervello funzionante rinunciando ad un bel décolleté!

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